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L’autovelox ora guarda dentro l’auto: cosa riconosce davvero l’IA e perché può cambiare i controlli stradali

Per decenni l’autovelox ha avuto un compito preciso: misurare la velocità. Oggi quella definizione comincia a stare stretta. Una nuova generazione di sistemi di controllo stradale utilizza telecamere ad alta risoluzione e algoritmi di intelligenza artificiale per osservare comportamenti che fino a poco tempo fa richiedevano quasi sempre la presenza diretta di una pattuglia. Il caso più interessante in Italia è SafeDrive, dispositivo sviluppato da Sodi Scientifica e sottoposto a sperimentazione sulla Firenze-Pisa-Livorno, nel territorio di Lastra a Signa.

A dispetto del nome “Autovelox SafeDrive”, il suo compito centrale non è semplicemente scoprire chi supera i limiti. L’obiettivo principale è riconoscere se il conducente tiene uno smartphone in mano, effettua una chiamata senza vivavoce oppure interagisce con messaggi, e-mail e social network mentre guida. Può inoltre verificare l’uso della cintura di sicurezza da parte del conducente e del passeggero anteriore. Attraverso la lettura automatica della targa può anche supportare controlli sulla copertura assicurativa e sulla revisione del veicolo.

Il test toscano dura 90 giorni e, nella fase sperimentale, non produce sanzioni automatiche. Serve soprattutto a capire quanto l’algoritmo sia affidabile nel traffico reale, dove cambiano continuamente luce, posizione degli occupanti, velocità dei mezzi e densità della circolazione. È un passaggio decisivo, perché riconoscere un oggetto dentro un abitacolo in movimento è molto più complesso che leggere una targa.

Il tema tocca direttamente la sicurezza stradale. Secondo ACI-Istat, nel 2025 in Italia si sono verificati 177.207 incidenti con lesioni, con 2.868 vittime e 237.822 feriti. La guida distratta è risultata il comportamento errato più frequente, con 35.667 casi, pari al 15,1% delle cause accertate o presunte considerate nell’analisi. Distrazione, mancato rispetto della precedenza, velocità troppo elevata e manovre irregolari, insieme, hanno rappresentato il 43,1% delle cause di incidente.

Come fa l’intelligenza artificiale a capire se stai usando il telefono

SafeDrive combina immagini ad alta definizione, illuminatori a LED infrarossi e software di analisi automatica. Le telecamere acquisiscono fotogrammi dell’abitacolo anche quando la luce è scarsa; l’algoritmo cerca poi configurazioni compatibili con comportamenti vietati, come un telefono vicino all’orecchio o tenuto in mano durante la marcia.

Il sistema è progettato per distinguere diverse situazioni: chiamate effettuate senza vivavoce, scrittura o lettura di messaggi e uso manuale di applicazioni. La stessa analisi può evidenziare l’assenza della cintura sul conducente o sul passeggero anteriore.

Non si tratta quindi di “capire” il comportamento come farebbe una persona. L’IA analizza le immagini e identifica schemi visivi compatibili con una possibile violazione, selezionando i casi che meritano un controllo.

Perché legge anche la targa e cosa può controllare

La targa è il collegamento tra ciò che la telecamera vede e i dati amministrativi del veicolo. SafeDrive integra il riconoscimento automatico OCR della targa anteriore e una funzione che può essere utilizzata per verificare la presenza della copertura Rc Auto e la regolarità della revisione.

Questa caratteristica rende il sistema diverso da una tradizionale apparecchiatura dedicata a un singolo controllo. Un punto di rilevazione può raccogliere più informazioni sul transito, separando l’analisi dell’abitacolo dai controlli documentali associati al veicolo.

Il vantaggio operativo è evidente: una pattuglia può ricevere una segnalazione mirata invece di dover individuare l’infrazione esclusivamente a vista, soprattutto su strade caratterizzate da grandi volumi di traffico.

Può davvero multare da solo chi usa lo smartphone?

Al momento, no. È uno dei dettagli più importanti per capire la differenza tra capacità tecnica e possibilità giuridica. Durante il test sulla Fi-Pi-Li le rilevazioni non generano verbali. Inoltre, secondo quanto chiarito dall’ACI, SafeDrive non è omologato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la verbalizzazione automatica di queste infrazioni.

Il modello operativo previsto nell’attuale quadro italiano è quello della contestazione immediata: il dispositivo segnala una possibile violazione e gli agenti, posizionati nelle vicinanze, possono fermare il veicolo e procedere agli accertamenti.

L’intelligenza artificiale funziona quindi come supporto all’attività della polizia e non sostituisce l’agente nell’accertamento e nella contestazione della violazione.

Che fine fanno le immagini dell’abitacolo?

La privacy è il punto più delicato, perché queste telecamere guardano in una zona che normalmente resta fuori dai controlli automatici tradizionali. Il produttore dichiara che il sistema offusca parzialmente i volti del conducente e del passeggero anteriore, con l’obiettivo di ridurre l’esposizione dei dati personali.

La questione, però, non riguarda soltanto il volto. Contano anche le regole sulla conservazione delle immagini, sull’accesso ai dati, sulle finalità del trattamento e sui tempi di cancellazione. Più un sistema diventa capace di riconoscere comportamenti e collegarli a una targa, più diventano importanti procedure trasparenti e controlli umani verificabili.

Perché questo test può cambiare il futuro dei controlli stradali

La vera novità di SafeDrive non è la singola telecamera, ma il passaggio da strumenti dedicati a una sola infrazione a sistemi capaci di analizzare diversi elementi dello stesso transito. Smartphone, cinture e regolarità amministrativa del veicolo possono così entrare nello stesso ecosistema digitale di controllo.

Se le sperimentazioni dimostreranno un livello di accuratezza adeguato e il quadro normativo verrà chiarito, tecnologie simili potrebbero diventare un supporto sempre più comune per le forze dell’ordine.

Per l’automobilista il cambiamento è concreto: il controllo stradale sta diventando meno legato alla semplice misurazione della velocità e più orientato all’analisi dei comportamenti alla guida. Quel gesto di pochi secondi con cui si abbassano gli occhi per leggere un messaggio potrebbe diventare proprio uno dei più facili da individuare per le telecamere del futuro.

Elena Lombardo
Elena Lombardo
Mi chiamo Elena Lombardo, siciliana doc. Sono una persona solare e decisamente ottimista (forse a volte troppo), amo il mare, i posti caldi e l’estate. Quando ho qualche giorno libero valigia in mano parto per luoghi esotici. Mi piace molto scrivere e sono laureata in scienze della comunicazione.
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