Una sanzione da 550 milioni di euro può sembrare soltanto l’ennesimo scontro tra Bruxelles e una grande piattaforma digitale. In realtà, il caso AliExpress racconta qualcosa di molto più concreto: che cosa succede quando un marketplace ospita milioni di inserzioni, affida parte dei controlli a sistemi automatici e non riesce a impedire che prodotti contraffatti, pericolosi o vietati continuino a circolare.
La Commissione europea ha contestato alla piattaforma di non avere valutato e ridotto in modo adeguato i rischi legati alla vendita di merci illegali, non sicure o false. La decisione si basa sul Digital Services Act, il regolamento europeo che attribuisce obblighi più severi ai servizi online di grandi dimensioni. AliExpress rientra infatti tra le “Very Large Online Platforms”, categoria riservata ai servizi che raggiungono almeno 45 milioni di utenti mensili nell’Unione europea.
Il dato economico colpisce, ma le curiosità più interessanti emergono dalle motivazioni. Non si parla soltanto di singoli annunci sfuggiti alla moderazione. Bruxelles descrive un problema sistemico: personale insufficiente rispetto al volume delle inserzioni, venditori recidivi che avrebbero continuato a operare, controlli aggirabili cambiando la categoria di un articolo e sistemi pubblicitari capaci di promuovere prodotti sospetti prima della loro rimozione.
Un altro dettaglio riguarda gli algoritmi di raccomandazione. Gli stessi strumenti che suggeriscono accessori, abbigliamento, giocattoli o cosmetici sulla base delle preferenze dell’utente possono aumentare la visibilità di una merce non conforme. Per questo il DSA non chiede alle piattaforme di intervenire soltanto dopo una segnalazione: impone di analizzare preventivamente i rischi, misurare l’efficacia delle contromisure e correggere le vulnerabilità che favoriscono la diffusione di contenuti o prodotti illegali.
AliExpress ha respinto le accuse, definendo la sanzione sproporzionata e sostenendo di avere investito risorse considerevoli nella sicurezza dei prodotti e nella protezione dei consumatori. La vicenda, quindi, potrebbe proseguire sul piano legale. Resta però un segnale destinato a incidere sull’intero commercio elettronico: la dimensione di un catalogo non può più essere utilizzata come giustificazione per controlli incompleti.
Perché la multa ad AliExpress è così alta?
La cifra riflette la gravità e la natura sistemica delle violazioni contestate. Il Digital Services Act consente alla Commissione di imporre alle piattaforme di dimensioni molto grandi sanzioni fino al 6% del fatturato mondiale annuo dell’esercizio precedente. I 550 milioni restano sotto quel limite, ma rappresentano la più elevata multa applicata fino a quel momento nel quadro del DSA.
Il confronto aiuta a comprenderne la portata: nel 2026 Temu aveva ricevuto una sanzione da 200 milioni di euro per carenze analoghe, mentre nel 2025 X era stata multata per 120 milioni. Il caso AliExpress segnala quindi un aumento deciso della pressione regolatoria europea sui servizi digitali con una presenza molto ampia nel mercato unico.
Quali prodotti hanno attirato l’attenzione dell’Unione europea?
Le contestazioni riguardano categorie comuni e potenzialmente presenti nelle case di chiunque. Tra gli esempi richiamati dalle istituzioni europee figurano abbigliamento contraffatto, giocattoli non sicuri e cosmetici pericolosi. Il problema non coincide dunque con la sola violazione di un marchio: un articolo non conforme può coinvolgere la salute, la sicurezza dei bambini, la composizione chimica dei materiali o l’assenza delle certificazioni richieste.
Per il consumatore, un prezzo molto basso non è una prova di illegalità. Diventa però utile controllare identità e storico del venditore, descrizione tecnica, marcatura CE quando prevista, recensioni verificabili e condizioni di reso. Segnalazioni poco chiare, fotografie incoerenti o marchi famosi proposti a cifre irrealistiche sono indicatori da valutare con prudenza.
Come potevano ricomparire gli articoli già individuati?
Secondo le contestazioni, alcuni controlli potevano essere elusi classificando in modo errato i prodotti o ripubblicandoli in forme simili. La Commissione ha inoltre rilevato criticità nel sistema di autorizzazione dei marchi, ritenuto vulnerabile a causa di verifiche e risorse non adeguate.
Un punto particolarmente significativo riguarda i venditori recidivi. Rimuovere una singola inserzione serve a poco quando lo stesso soggetto può continuare a pubblicare altre offerte. Il modello richiesto dal DSA è più ampio: identificazione degli operatori commerciali, tracciabilità, sanzioni efficaci e strumenti capaci di riconoscere schemi ripetuti.
Che ruolo hanno pubblicità e raccomandazioni automatiche?
Pubblicità e suggerimenti possono trasformare un annuncio marginale in un prodotto molto visibile. Bruxelles ha contestato che i sistemi promozionali e di raccomandazione avrebbero continuato a diffondere alcune merci illegali prima della rimozione. Questo passaggio è importante perché sposta l’attenzione dalla semplice presenza di un annuncio alla sua amplificazione.
Una piattaforma deve quindi valutare anche come i propri algoritmi incidono sulla circolazione delle offerte. Il controllo efficace non consiste soltanto nel contare quante inserzioni vengono eliminate, ma nel misurare quanto rapidamente vengono scoperte, quante ricompaiono e quante persone sono state raggiunte nel frattempo.
Cosa cambia ora per AliExpress e per chi acquista online?
AliExpress deve presentare un piano d’azione con misure correttive e dimostrare che i nuovi strumenti siano realmente efficaci. Un mancato adeguamento può portare a penalità periodiche, previste dal DSA per spingere le piattaforme a interrompere le violazioni.
Per gli utenti non significa che ogni prodotto presente sul sito sia rischioso, né che il marketplace smetterà di operare. Il cambiamento atteso riguarda controlli più rigorosi sui venditori, maggiore attenzione alle inserzioni sospette e una migliore gestione dei prodotti già segnalati. La lezione più duratura è semplice: nei grandi marketplace la sicurezza dipende tanto dal singolo venditore quanto dall’architettura tecnologica che seleziona, promuove e mantiene online le offerte.
