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SOS Congo: siccità e alluvioni devastano il paese, cosa stanno facendo gli Stati?

La Repubblica Democratica del Congo è stata devastata da una grave crisi ambientale, sottolineando l’inadeguatezza delle risposte globali al cambiamento climatico. All’inizio del 2024, il paese ha affrontato una doppia calamità: siccità prolungate interrotte da alluvioni catastrofiche. Questi eventi estremi hanno causato la morte di almeno 300 persone, lasciato centinaia di migliaia senza casa e inflitto danni materiali per milioni di dollari. Oltre alla perdita di vite umane, infrastrutture critiche come strutture sanitarie e scuole sono state annientate, minacciando il diritto all’istruzione e mettendo a rischio la salute pubblica con il potenziale scoppio di epidemie come il colera.

Questi disastri non solo hanno spazzato via oltre 2000 ettari di terreno agricolo, aggravando la malnutrizione già diffusa, ma hanno anche messo in luce la vulnerabilità economica e sociale del Congo, esacerbata dalle pratiche di estrazione mineraria. La domanda globale di cobalto e rame, fondamentali per la produzione di batterie per veicoli elettrici e tecnologie di energia rinnovabile, ha portato a sgomberi illegali e alla distruzione di terre agricole, lasciando le comunità ancora più esposte agli shock climatici.

Questi eventi non sono isolati, ma parte di un modello di cambiamento climatico che vede un aumento delle temperature globali amplificare l’intensità delle piogge stagionali, portando a inondazioni più frequenti e devastanti. La deforestazione e una pianificazione urbana e infrastrutturale inadeguata hanno ulteriormente aggravato la situazione, aumentando il rischio di frane e allagamenti.

L’allarme lanciato dalla Banca Mondiale evidenzia un aumento della frequenza e dell’intensità di tali disastri, prevedendo un peggioramento delle condizioni climatiche. Gli scenari più pessimistici dell’IPCC indicano un potenziale aumento della temperatura globale ben oltre i 4°C entro il 2100, con conseguenze disastrose per la produzione alimentare e la sicurezza alimentare in aree come il fertile Congo.

La riduzione dei tempi di ritorno tra eventi meteorologici estremi richiede un’azione immediata su due fronti: l’adattamento alle nuove realtà climatiche mediante l’istituzione di sistemi di allarme precoce e il rafforzamento delle infrastrutture, e il contrasto al riscaldamento globale, dove gli sforzi degli stati sono finora stati insufficienti. Le promesse di riduzione delle emissioni di gas serra rimangono ben al di sotto di quanto necessario per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5°C.

In questo contesto critico, movimenti come Extinction Rebellion sollecitano un’azione immediata per affrontare la crisi climatica e accelerare la transizione verso un futuro energetico e sociale sostenibile. Mentre il Congo lotta per riprendersi dalle recenti calamità, il mondo osserva e riflette sulla necessità impellente di un cambiamento radicale nella gestione delle risorse e delle politiche ambientali. L’urgenza di tale cambiamento è amplificata dalla crescente frequenza di eventi meteorologici estremi, che richiedono risposte globali coordinate e azioni concrete per mitigare gli impatti devastanti sulle comunità vulnerabili e sull’ecosistema planetario.

Chiara Mancini
Chiara Mancini
Molto piacere, sono Chiara, ho 36 anni e dopo aver girato il mondo e vissuto in ben 4 nazioni differenti (Spagna, Inghilterra e Stati Uniti oltre che l'Italia) ho deciso di tornare a casa. Vivo a Milano e mi occupo di stesura articoli, traduzioni ed interpretariato.
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