Lascia sconcertati la serie infinita di dichiarazioni che Fini & C, in primis Bocchino e Granata, rilasciano ad ogni piè sospinto. C’è da chiedersi da cosa siano mossi questi tre signori che, con una certa assiduità, giudicano e condannano sulla base di accuse che la Magistratura rivolge ad altri personaggi dello stesso partito ma che, comunque, restano accuse che devono essere provate. Una volta ad una accusa si poteva e si doveva opporre una espressione che, semplicemente affermava la NON colpevolezza dell’imputato fino al terzo grado di giudizio: questo modo di fare si riassumeva con una sola parola “garantismo”. Questa parola è stata cancellata da un bipede regolarmente eletto alla Camera dei Deputati che risponde al nome di Antonio di Pietro che l’ha trasformata in “giustizialismo”. Ma tant’è! La formazione personale e culturale di Tonino il rustico in un certo qual modo gli impone questo atteggiamento alla Robespierre e non ancora si accorge che deve stare attento a quel che dice ed a quel che fa visto come andò la “Storia” dei vari Danton, Lavoisier e dello stesso Robespierre. Quello che lascia però stupiti è la trasformazione di Fini che si è trasformato in vero e proprio luogotenente di Di Pietro con l’unica differenza che certe affermazioni lui le fa con gelida determinazione, vale a dire in modo diametralmente opposto a Tonino (tanto coi sono gli urlatori alla Bocchino ed alla Granata per fare scena). Resta da chiedersi quale sia lo scopo che Fini intende raggiungere: se è sete di giustizia intesa in senso “etico” allora deve cambiare mestiere: se è sete di potere deve attrezzarsi meglio: se è qualche altra cosa, deve spiegarla ai suoi elettori che sono sconcertati dall’inversione a 180 gradi delle sue, delle nostre convinzioni.
Elio Bitritto



























