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Categoria | Politica

San Salvo. Con Paci non c’è pace

Inserito il 27 luglio 2010

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Una migliore ‘convivenza’ tra pedoni e appassionati delle due ruote: la suggeriscono in molti per la pista ciclabile a Vasto Marina anche se, ad esempio il comandante della Polizia Municipale Ernesto Grippo, c’è chi ribadisce che quel percorso può essere utilizzato esclusivamente dalle biciclette. Dice una turista marchigiana in vacanza sulla costa: “Da 33 anni tutte le estati arrivo a Vasto Marina, dove ho un appartamento. Quest’anno sono stata tanto felice per la pista ciclabile e visto che per motivi di salute non posso più andare in spiaggia immaginate la mia felicità di poter usufruire della pista passeggiandovi a piedi. Se le biciclette sostenessero un’andatura moderata (qualcuno sembra utilizzare un velodromo) noi pedoni potremmo meglio ‘convivere‘. Per questo aspetto sono delusa – conclude – anche perché, per una volta, avevo visto utilizzati bene i soldi pagati per l’Ici“. Considerazioni del genere danno conto anche di una sorta di ‘incertezza’ legata alla pista ciclabile di Vasto Marina. Sin dalla sua apertura il tratto in questione, compreso tra l’inizio del lungomare Duca degli Abruzzi fino al confine con San Salvo all’altezza del torrente Buonanotte, è stato utilizzato sia dalle bici che da gente che passeggia o da appassionati di jogging. ‘Convivenza’, parola già utilizzata, a volte possibile, a volte ‘mal digerita’. Da una parte qualche ciclista che reclama, giustamente sulla carta, l’utilizzo in esclusiva del percorso, dall’altra la voglia di tanti di sfruttare uno spazio effettivamente ricco di pregio che ridà anche una certa dignità ad una zona in effetti trascurata e priva di servizi degni di una località che vuole affermarsi dal punto di vista turistico (parliamo della zona a sud della Marina). Ed ecco che viene il dubbio: ma se oltre alla pista ciclabile fosse stato realizzato un tratto vicino riservato ai pedoni non si sarebbe portata a compimento un’opera migliore? A palazzo di città ribattono: quanto fatto è stato dettato dalla necessità di avere un impatto il meno possibile pesante sull’area retrodunale ed oggi ricompresa in un cosiddetto ‘sito di interesse comunitario’, ricordando anche l’azione di contrasto messa in campo contro l’iniziale progetto. E chissà se sarà possibile rimetterci mano, dando soluzione, così, ad un’esigenza certamente avvertita…

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