Andante con … Volo (di F. Salvatore)

Rovinj_Rovigno con-gabbiani in volo (graph gfp)2


Volo

Là, dove il  figlio di Zante, nell’Agorà

del palazzo  imperiale di Diocleziano,

giovane, ruggendo, agognava libertà;

là dove il servo slavo è oggi padrone,

là, alla trattoria Baiamonte, assaporando

bietola e pesce, ti lamenti che la ninfa

Partenope è ridotta a fetida gomorra;

là dove il gladio e la tuba a mezzo dì

sono armi da spettacolo di falsi centurioni

per ignari residenti di Coketown o

per obesi cowboys in shorts del Montana;

 

là dove risuonò la curiale lingua dei sette colli

e per altri sette secoli s’usò l’idioma dei Dogi;

là, tra le verdi isole della  Dalmazia, dove

l’Adriatico s’adorna di lapislazzuli tanto blu;

là, tra  dietro le scogliere o in darsene

il montanaro, diventato uscocco,

tendeva agguati alle vele del leone alato

e avido, dopo l’arrembaggio, svuotava le stive;

là,  tra sorsi di rosso vino asprigno, tu,

baronessa, mi ascolti  tra squilli di telefono

portatile, lettura furtiva di messaggi

sullo schermo e sguardi allo specchietto

per cospargerti le labbra di rossetto.

 

Là ti ricordo, che unica è

da Rovigno a Pola, da Cherso a Zara,

da Trau a Spalato, da Cattaro a Ragusa,

da Valona a Corfù, la forma slanciata

del campanile, e di pietra bianca scolpita

sono facciate di chiesa, balconi di palazzi

patrizi, calli e piazze con cippi da gogna.

 

Là, seduti all’ombra, in disparte,

ci trova il sole, e s’ode dal porto

l’eco di un bastimento da crociera

che copre il suono delle narrate gesta

del Comandante a Fiume, e in  un fiume

di passione si trasformano parole e gesti;

là, ti tento con un verso della vecchia Ars

Amandi d’Ovidio: – Quae dant quaeque

negant, / tamen gaudent esse rogatae.

 

Là t’alzi, pupille dilatate e petto ardente,

gli abbronzati e lucidi malleoli avvicini

ai miei e li avvinci, e le labbra rosse

di rossetto languidamente mi dai

e, calate le palpebre, sussurri anche tu:

- Volo.

 

Filippo Salvatore
Guglionesi, 16/17 ottobre 2015

 coppia di gabbiani_in volo (graph gfp)

Nota a margine

In questi giorni, m’accade di ascoltare un suggestivo brano musicale per strumenti e voci, intitolato Vois sur ton chemin, nell’interpretazione accattivante del Coro “Les Choristes” di Parigi e, allo stesso tempo, di avere in lettura dall’amico Filippo Salvatore, poeta italo-canadese, noto ai nostri lettori per le numerose sue liriche qui e nel tempo pubblicate, la sua ultima poesia, dal titolo “Volo”.
M’è parso che tale ultima sua composizione, inviatoci dalla dimora italiana, quella delle “radici”, abbia – come il breve brano vocale sopraddetto – un memoriare nel tempo e nello spazio che indulge e induce alla bellezza, e non solo al sentimento nostalgico, del ricordo e del viaggio. “Là” dove un essere umano, sensibile e acculturato, trova nella storia spunti di contemplazione e di meditazione; “là” dove la singolare vicenda, nel proprio “chemin” di vita, tracciato per il poeta, come per ciascun altro essere umano, dall’hic et nuc, trova modo di dare voce di giudizio al divenire, ora glorioso, ora miserabile, della civiltà umana, e soprattutto all’innamoramento del luogo – … da Rovigno a Pola, da Cherso a Zara, / da Trau a Spalato, … - quello che (per lui autore del ‘canto’ ) è esaltazione mnemonica di una liberazione dell’essere in palpito, congiungimento sensoriale d’amore.  Anche perché le donne – mi si consenta la battuta, del resto enunciata nei riportati versi di Publio Ovidio Nasone (qui tradotti dal latino): “sia quelle che si concedono che quelle che si negano, hanno tuttavia piacere di essere desiderate” . Di là del pensiero espresso, se si vuole alquanto ‘maschilista’,  l’astuzia della “conservazione della specie” si tramuta naturalmente nella donna in un alto e indicibile sentimento vitale, più che spirituale. Un trasporto amoroso che nella donna e il suo amante trova il più alto compimento, se corrisposto e ben indirizzato dalla evocata Arte dell’amore. Essa con esso non possono, così, che prendere …il Volo.

Alché, per tornare al canto sopra riferito, e dopo la lettura del poema di  Filippo Salvatore, ciascuno di noi potrebbe affermare :
- J’aurais aimé car j’aime chanter. Con suono di voce o con la lettura di metriche parole che questo sia o avvenga.

G.F. Pollutri

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21 ottobre 2015

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