Fascista cosa, chi? …”Fàmose ‘a capì”

bestemmia_metafora politica

Io non so’ de destra, so’ proprio fascista che è n’altra cosa, dicono che abbia dichiarato Vittorio Di Battista, giunto anche lui alla notorietà per essere padre di Alessandro, deputato del Movimento 5-Stelle e aspirante (almeno per volere degli altri) a divenire nuovo sindaco della Capitale, in una prefigurata Amministrazione tutta grillina.

Volendo, diamo per buono che la fede “fascista” del Di Battista padre derivi dal voler ancora attribuire a tale ideale ‘appartenenza’ un certo significato originario buono e positivo. Soprattutto un voler dare orgoglio di appartenenza geo-culturale alla propria nazione, ad assicurare protezione e dignità, fattori di progresso individuale e di conquista sociale, al lavoro e ai lavoratori.

Ma oggi bisognerebbe far capire a molti, non solo a Di Battista senior, che “la Destra” politica e parlamentare dell’Italia è sì, certamente, “altra cosa” dal fascismo mussoliniano (nei suoi tanti errori e indiscussi meriti non meno), ma proprio per questo è un idiozia, persino mentale oltre che politica, voler pensare che il termine fa·scì·sta, nel significato assolutamente antidemocratico, autoritario se non peggio, attribuitogli dalle sinistre, sia automaticamente da rivolgere ai partiti “di destra” o di centrodestra che siano. Una geografia parlamentare, questa, che comprende sì “i conservatori”, come chi ama pur sempre tutelare il precipuo interesse del proprio Paese e dei suoi cittadini, ma che annovera, non meno, la componente liberale e liberista, umanitaria (non buonista) per fede civile e laica quando non religiosa. Fascisti, infatti, con tutta la negatività data al termine in questione, lo sono e si dimostrano, con i loro comportamenti ed atti, non pochi di quelli che, con protervia e immotivata superbia, talora con la pratica antidemocratica, militano …a sinistra.

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Sia chiaro, lo dico a corollario, se qui critico ancora uno dei 5 Stelle, … ’nun è che cell’ho co’ li grillini.  A Roma n’emo visti tanti, de quessi e d’artri! Figuramose se … Sto ai fatti, a quanto pubblicamente si dichiara. Le parole, se non “sono pietre”, da scansare o per credo evangelico da depositare a terra, stanno a significare certamente e sempre un qualcosa, se non di più. Fanno comprendere quel che poi, nel bene e nel male, si andrà a porre in atto. Cosicché, ‘a Roma si principia una riflessione dialettica con un …”Fàmose ‘a capì”. Ed è quel che … QUI, possibilmente, desidero e cerco di porre in atto. (pp)

20 ottobre 2015

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