Nel compleanno centenario del Card. Loris Capovilla


_LORIS CAPOVILLA

Ricordando i cento anni di età compiuti dal Card. Loris Francesco Capovilla, per tutti noto come “segretario particolare” di Papa Roncalli  e, in Abruzzo, come Vescovo dell’Arcidiocesi di Chieti-Vasto dal 1967 al ’71, ieri altri hanno autorevolmente scritto di lui, citando il suo pensiero pastorale (“propedeutico all’avvento di Francesco”, leggo),  mutuato inevitabilmente dal pensiero, fermo teologicamente ma caritatevole nel porsi, del Pontefice venuto da Sotto il Monte e di cui era stato (parole sue) … “senza nessun particolare merito”, “modesto contubernale”, dal 1958 al ’63.

Giovanni XXIII nei Giardini vaticani

Di Mons. L. Capovilla ho un personale ricordo giovanile, ancora vivo nella memoria. Ero studente di Ginnasio nei primi anni del pontificato di Papa Giovanni XXIII, in un privato Collegio di Roma. Per iniziativa del cappellano dell’Istituto, nella primavera del 1959, fummo invitati ad un incontro con il Papa, nei Giardini Vaticani. Il “Papa buono” (come successivamente fu detto e ancor oggi ricordato), al termine dell’incontro – esortativo alla sua maniera, franca ma affettuosa sempre, in riferimento agli studi in cui applicarci con costanza e convinzione, e in particolare dello spirito di carità che deve ispirare gli uomini tutti, e non solo i cristiani – volle impartirci la sua benedizione apostolica. Nella foto che conservo e qui mostro, in cui mi rivedo di fronte al papa, genuflesso e nell’atto di segnarmi assieme a tutti i presenti con la croce, seppur di scorcio e marginalmente sulla destra, inginocchiato anche lui e a capo chino, è ben individuabile Mons. Loris Capovilla.

Papa Giovanni_Capovilla_studentiSA_Vatic-1959_rid2

Di tale incontro ben ricordo un particolare che si direbbe semplicemente aneddotico, ma ben significativo della semplicità e modestia con cui il Card. Angelo Roncalli, già Patriarca di Venezia, ebbe ad accettare e interpretare da papa il suo compito di guida apostolica della cristianità.
Mentre in gruppo, attendevamo l’arrivo del Pontefice, nel porre un cuscino ai piedi della sedia papale già posizionata, Mons. Capovilla, rivolgendosi con uno schietto sorriso a noi che guardavamo incuriositi, nel suo accento bergamasco, sommessamente ci disse: - Ragazzi …, io (il cuscino) qui lo metto…, è previsto dal cerimoniale, ma … vedrete che …  Lì giunto, il Papa, sorridendoci con la sua connaturata bonomìa, posando la mano qua e là sulle nostre teste, salito sulla pedana preparata per l’incontro, dopo essersi seduto, guardandoci e in un certo senso scrutandoci senza ancora aprire bocca, scansò con brevi ma insistiti movimenti il cuscino su cui avrebbe dovuto poggiare ‘ritualmente’ i piedi. Ed eccolo, nella foto, il cuscino, lì a terra sul tappeto, con evidenza ritenuto da Papa Giovanni un inutile orpello, piccolo segno del potere, sia pure spirituale, che lui non amava e non volle esercitare come tale, pur nella ormai nota, ferma, seppur breve, opera riformatrice e soprattutto comportamentale della Chiesa cattolica.

Papa Giovanni XXIII con L. Capovilla-Segretario

 

Una maniera ecclesiastica irrituale e sorprendente, ben gradita dalla ‘gente’, che – con il Concilio Vaticano allora avviato, pur nelle sue contraddizioni ed errori, catecumenali se non dottrinali, ancora oggi presenti o persistenti – ha sicuramente portato a vivere la fede, laddove ancora praticata, in maniera meno ‘liturgica’ e convenzionale, più aderente alla parola e agli insegnamenti di Gesù Cristo. Di questo ‘vento’ di nuova e più autentica ‘cristianità’,  portato nella Chiesa, non solo cattolico-romana, da “Papa Giovanni”, Mons. Capovilla è stato e resta umile ma edificante testimone.
(g.f. pollutri)

 

 

15 ottobre 2015

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