Non c’è “Buona Scuola” che si possa fare in un Cattivo Paese, qual è l’Italia

Scuola: mobilitazione degli studenti in tutta Italia

Di là dell’urlo degli studenti di oggi, a Vasto:La buona scuola siamo noi! – bello come slogan, ma che di per sé non sta a significare nulla di alternativo, se non un chiaro e generalizzato asservimento ideologico alla sinistra, per la quale ritenere “cosa buona e giusta” quello che si fa ha da essere soltanto “pubblico” – mi permetto di pensare e qui annotare che, magari, la stessa fantomatica … Buona Italia!, quella che Renzi, il Nominato del Presidente, vorrebbe realizzare, a dispetto degli italiani e della autentica democrazia, sia globalmente da contestare e mandare a gambe all’aria. Varrebbe bene, secondo l’indole o il credo, una piazzata o una Messa!

La Scuola, quali che siano gli Istituti pubblici e privati che la organizzano, quale che sia il profitto che gli studenti ne traggono individualmente, di per sé non può essere considerata o detta Buona laddove – molto spendendo, da parte dello stato e non meno delle famiglie – in questo nostro Cattivo Paese l’Istruzione non è funzionale alla “crescita” della Nazione come non del singolo e della sua famiglia, né economicamente come non, con evidenza, nell’inserimento adeguato e soddisfacente di chi, completati gli studi, assai difficilmente o per nulla affatto ha modo di occuparsi secondo le professionalità acquisite. Non giova ai tanti che soltanto precariamente e con mortificazioni varie riesce ad assicurare al proprio presente e immediato futuro le soddisfazioni (quando non la semplice sussistenza) che – secondo il desiderio dei Padri costituenti, e nella retorica poi di chi la Carta la ab-usa, e poi la muta, per finalità di parte – ciascuno, anche in Italia, ha diritto di avere.

La “Buona scuola(formulazione giocosa e pretenziosa di Matteo Renzi, a parte) di cui oggi si parla e per la quale ancora si protesta, anche se gli stessi partiti, parlamentari e governanti di riferimento, così l’hanno voluta e con legge promulgata, quali che siano gli aspetti pratici e immediati della Riforma varata, è quella che agli studenti può fornire non nozioni, ma capacità di riflessione e di proposizione, culturale e politica, realmente democratica e libera. Quella che, a quanto pare, non c’è o non trova ancora modo di imporsi nella società adulta e di affermarsi nel governo di questo nostro Paese. Se così non fosse,  quali che siano le ideologie morte ammazzate, e/o quelle che si sono perpetuate sotto mentite spoglie, non saremmo in Italia, economicamente e socialmente, … alle pezze.

La Scuola, il tempo di formazione e di acculturazione delle giovani generazioni, potrà dirsi “buona” (giusta, funzionale, produttiva, capace di …) solo realizzando un “Buon Paese”. Quel che il nostro non è e decisamente tale non può dirsi.
Non lo dico io, ma i tanti giovani che fuggono all’estero, i vecchi che riparano negli stati del mondo dove il costo della vita è minore e più adeguata alle proprie povere se non misere pensioni. Ne sono chiara evidenza le famiglie che fanno fatica e pluriennali mutui per comprarsi, o prendere in locazione, un tetto di casa; a mettere al mondo dei figli (o uno soltanto) senza avere servizi e provvidenze, pur dovendo far fronte a crescenti tasse e bollette: Ne è chiara immagine il singolo, inoccupato o disoccupato, e magari esodato (nuova categoria esistenziale!) che – privo di ammortizzatori sociali o di sostegno famigliare – giornalmente la vita … con gran pena la reca giù!

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09 ottobre 2015

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