L’Oriana, il coraggio della parola

terrorismo-copertina

“Oggi… io vorrei che non fosse morto alcuno”

Cosi viene fatto affermare, o solo mormorare, all’Oriana (Fallaci)  in chiusura della prima parte della ‘fiction’ televisiva trasmessa dalla rai. Non sappiamo se la frase è da ritenersi vera, ma verosimile, altamente istruttiva, è da crederlo.
A molti, se non a tutti, è noto chi sia o quel che è stata tale donna e intellettuale. Ma se fosse vero che tutti
sappiamo di questa donna, persona vera prima che personaggio, …quel che noi sappiamo (diciamolo alla Totò), la frase prima citata non la si può capire o spiegare.


Oriana_Fallaci_ La parabola pubblicistica e di scrittrice di Oriana Fallaci è stata articolata e lunga (malgrado sia morta per cancro e non proprio di vecchiaia, all’età di 77 anni), dall’essere stata testimone, delle nefandezze tutte italiane dei “neri” e al tempo stesso e poi dei “rossi”, di quelli, dei tanti italiani, che erano stati prima dei
neri e che poi – sempre da fascisti nell’animo e nei modi, ebbe modo di affermare Oriana parlando di Fario Fò – s’erano detti dei rossi, per giungere nel suo ultimo tratto di vita ad avere parole crude, persino violente, verso l’Islam fondamentalista  e panarabo.
Un percorso di vita e di professione vissuto negli anni più produttivi, tra gli orrori della guerra del Vietnam e i grattacieli nonchè i personaggi hollywoodiani
degli Stati Uniti d’America, che però, per molti, si è caratterizzato quasi esclusivamente come capacità, per taluni improntitudine, di una che dopo (e dire “dopo” è falso) l’orrore della vita tolta alla gente civile e quotidiana con l’abbattimento terrroristico delle Torri Gemelle di New York, volle mettersi “al primo posto di una nuova Crociata”, come ebbe a rimproverargli in una ‘lettera’ il pacifista T. Terzani. “Ad avere la lingua sciolta ad aizzare la bestia dell’odio che dorme in ognuno di noi – così gli rimproverava “il santone” dal suo avulso eremo himalaiano – ed a provocare quella cecita’ delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l’uccidere”.

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Entrare nel merito appare difficile, complicato e di non poco conto, da non potersi fare, comunque, in un breve post di un blog, ma – torno a dirmi – se quel che viene addebitato alla scrittrice toscana è da ritenersi una sua vera immagine e personale quanto interiore fotografia intellettuale, come è possibile questa dolenza umanitaria, e personale angoscia, espressa dalla sopra ricordata affermazione? Il che ci porta a dire che la compassione, virtù umana resa comandamento di fede dall’evangelo cristiano, non può portarci soltanto a perdonare, ma se necessario a reagire, come è possibile, soprattutto e per prima cosa non nascondendo la verità, la realtà, per quel che è, per quel che causa e può produrre.
Se
comune-passione dev’esserci nell’uomo, per tutti gli uomini, quale che sia la famigliarità fideistica e politica con essi, non ci si può ritirare, da imbelli e magari saccenti ‘profeti’, sui monti, ben lontani dal patire e morire degli uomini, di ciascun uomo.

E’ la libertà di parola, dignitosamente autentica, il coraggio di pronunciarla soprattutto, anche se scomoda e per qualcuno sgradevole, sino a farsi chiara denuncia, è quel che dobbiamo trarre dalla vicenda umana e sofferta, e pur sempre rivolta alla comprensione di quel che attorno a noi accade, di Oriana Fallaci.

GFP

Per capirci, per meglio comprendere quel che qui ho annotato, che soprattutto la Fallaci ci “insegna”, trovo utile riportare per i nostri lettori la seguente sua dichiarazione:


fallaci-panagulis_collaterali«Un uomo [1979] è stato scritto in seguito alla morte del mio compagno Alekos Panagulis e al dolore di una simile perdita. Comunque, si dovrebbe notare che il motivo portante dei miei libri è il tema della morte. (…) parlano sempre di morte o si riferiscono alla morte, al mio odio per la morte, alla mia battaglia contro la morte…
La libertà è solo uno tra i tanti altri argomenti. Ciò che davvero mi spinge a scrivere è la mia ossessione per la morte.»

 

17 febbraio 2015

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