Settantacinque anni fa un Vittorio sul Trono di Skanderbeg

Mustafà Merlìka Kruje (1887-1958) Gjergji Kastriòti Skenderbèu (1405-1468) immortalato dalle Poste Albanesi Shefqèt Verlàci (1877-1946) TIRANA -Aprile 1939 - Il Ministro italiano degli Esteri Galeazzo Ciano (centro) applaude, con Shefqet  Verlaci, alla folla convenuta in Piazza SkanderbegVittorio Emanuele III nacque a Napoli l’undici novembre 1869, unico figlio dell’allora Principe di Piemonte Umberto (futuro Umberto I, Re d’Italia) e di Margherita di Savoia-Genova. Ebbe una educazione militaresca e spartana, a cui presiedette il severissimo colonnello Egidio Osio (1840-1902). Frequentò il Collegio Militare di Napoli, la Scuola Militare di Modena e la Scuola di Guerra. Nel 1886 divenne Sottotenente di Fanteria, Maggiore nel 1889, Colonnello nel 1890, Generale nel 1892. L’undici agosto 1897 fu nominato Comandante del X Corpo d’Armata a Napoli. Il 24 ottobre 1896 sposò la Principessa Elena, figlia del Sovrano montenegrino Nicola I (appartenente alla nobilissima stirpe albanese dei Bàlsha-Piètrit-Njëgùshit) e dalla quale ebbe cinque figli. Il 29 luglio 1900, mentre si trovava in crociera nel Mediterraneo, divenne Re, succedendo al padre che era stato assassinato dall’anarchico Gaetano Bresci (1869-1901) a Monza. Di abitudini semplicissime, animato da un alto senso del dovere, iniziò il suo Regno sotto i migliori auspici, e la prima parte di esso fu prospera, tanto da conferirgli il titolo di “Re Vittorioso”: si ebbe infatti la felice conclusione dell’impresa libica (1911-12) che procurava all’Italia una “quarta sponda” sul Mediterraneo; e, di ben maggiore importanza la partecipazione italiana al Primo Conflitto Mondiale, a fianco delle Potenze dell’Intesa, che chiuse, con la conquista delle “terre irredente” del Trentino e della Venezia Giulia, il ciclo iniziato dalle guerre risorgimentali. Negli affari interni favorì (nel primo ventennio di Regno) una politica blandamente “riformista”, attuata da una successione di Ministeri liberali. Tuttavia Vittorio Emanuele credeva poca nella democrazia ed era un fautore della “maniera forte”: lo dimostrò nell’ottobre 1922, quando, in Roma minacciata (si fa per dire!) dalla “Marcia” delle Colonne Fasciste, rifiutò di firmare il decreto di stato d’assedio presentatogli dal Presidente del Consiglio Giovanni Facta (che si dimise), e, chiamato il Capo delle Camicie Nere (nonché Presidente di appena trentacinque ma agguerritissimi Deputati), il trentanovenne Benito Mussolini, gli offrì l’incarico di formare un nuovo Governo “di coalizione nazionale”, che fu poi sanzionato dal voto della Camera dei Deputati. Da allora, per ventuno anni, il Re seguitò a sostenere il Duce del Fascismo accettando ed anzi avallando, i progressivi provvedimenti con cui fu (bisogna ammetterlo) sensibilmente condizionata la libertà della Nazione: la parziale revisione dello Statuto albertino, le “leggi eccezionali”, l’istituzione del Tribunale Speciale (per individuare e neutralizzare i conati di sovversione anarco-bolscevica), la soppressione del Parlamento (sostituito dalla Camera dei Fasci e delle Corporazioni), i provvedimenti legislativi per la “Difesa della Razza”. Anche le campagne militare del Governo del FASCIO LITTORIO ebbero l’appoggio della Corona, e in cambio Vittorio Emanuele ne ritrasse nuovi titoli: dopo la campagna africana del 1935-36 Benito Mussolini lo proclamò “IMPERATORE D’ETIOPIA”, e dopo la conquista della Patria di Skanderbeg nel 1939, “RE D’ALBANIA”. Nel frattempo era stato concluso con la Germania nazionalsocialista quel “Patto d’acciaio” (22 maggio 1939) a cui Vittorio Emanuele era personalmente contrario ma che non trovò la forza d’impedire, e che ebbe il prevedibile risultato di impegnare l’Italia a fianco dei tedeschi nel Secondo Conflitto Mondiale. L’andamento della guerra sfavorevole all’Italia convinse il Sovrano a destituire Mussolini per scaricare su di lui tutte le responsabilità della guerra. L’opportunità gli venne offerta dal voto del Gran Consiglio del Fascismo (25 luglio 1943) favorevole all’ordine del giorno Grandi che prevedeva anche la restituzione al Re di tutte le prerogative di potere. Fece arrestare il suo Primo Ministro e affidò il Governo al Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio con il compito di liquidare il Fascismo e arrivare alla pace con gli Alleati. L’otto settembre 1943, all’annuncio dell’armistizio, lasciò Roma con Badoglio, la Famiglia Reale e i Ministri militari, stabilendosi a Brindisi. Gli Alleati sostennero la sua permanenza provvisoria al Trono, nonostante la pressione per la rinuncia esercitata dai partiti democratici. Vittorio Emanuele III cercò di salvare la Corona per sé e per la sua Famiglia, riservandosi di decidere al rientro a Roma, ma la volontà dei partiti antifascisti e la pressione degli Alleati lo costrinsero prima ad annunciare la sua intenzione di ritirarsi a vita privata con un proclama del 12 aprile 1944, poi a cedere i poteri al figlio Umberto il 5 giugno 1944, che venne nominato Luogotenente Generale del Regno e quindi ad abdicare il 9 maggio 1946, un mese prima, circa, del Referendum Istituzionale. Per il suo esilio scelse Alessandria d’Egitto dove si trasferì con la moglie, la Regina Elena. Qui morì il 28 dicembre 1947.

Ecco, ora, alcune date memorabili e solenni legate ai quattro anni di “Regno shqipëtar” di Vittorio Emanuele III:

● 12 APRILE 1939 / A Tirana si insedia un nuovo Governo shqipëtar, ad appena cinque giorni dalla occupazione (incruenta!) dell’Albania da parte dell’Italia fascista, e dalla conseguente fuga dell’ex Sovrano Zog I (Ahmèt Zogòlli). Il Primo Ministro designato Shefqèt Vërlàci (1877-1946), ottiene i consensi dell’assemblea Costituente. La nuova compagine governativa ospita personalità tra le più eminenti della Nazione nelle branche di lavoro cui sono chiamate: Xhafer Ypi (già Capo Provvisorio dello Stato Albanese alla data del 28 novembre 1912) Ministro della Giustizia; Maliq Bushati (1880-1946), di famiglia principesca (di Shkodër) ma ben noto per le sue tendenze nazionalistiche e progressiste, va agli Interni; Anton Beça, ortodosso ben considerato negli ambienti commerciali, all’Economia Nazionale; Feizi Alizoti (1874-1945), tecnico finanziario molto apprezzato, alle Finanze; Ernest Koliqi (1903-1975), cattolico, rappresentante dell’alta cultura albanese, alla Pubblica Istruzione. A Ministro degli Esteri viene destinato Xhemil Dino, funzionario di carriera di grande famiglia musulmana e genero di Vërlàci. Quest’ultimo nella scelta dei suoi collaboratori ha tenuto conto di molti elementi. Nel nuovo Governo sono infatti rappresentate equamente tutte le regioni albanesi e tutte le fedi religiose, pur essendosi dato il debito peso alla competenza di ognuno per il compito cui è stato chiamato. A Vërlàci, malgrado che egli abbia dato soddisfazione agli ambienti che hanno idee politiche avanzate, ponendo Maliq Bushati agli Interni e Koliqi all’Istruzione, gli viene mossa la critica che nel nuovo Governo predominino personalità appartenenti a famiglie di origine aristocratica. Vërlàci si giustifica mettendo in evidenza l’esperienza di Governo che esse hanno e che è necessaria per dare un nuovo assetto allo Stato albanese.

● 16 APRILE 1939 / Ha luogo al Quirinale (Roma) la cerimonia dell’offerta della Corona. Vërlàci pronuncia il seguente discorso: «Veniamo a Voi, Maestà, inviati dal Popolo albanese che ha espresso il suo voto nell’Assemblea Costituente riunitasi a Tirana il 12 aprile. Veniamo a nome di questo Popolo che in una offerta unanime porge alla Maestà Vostra, in devozione di spirito, la Corona d’Albania. Essa è degna della Vostra gloria per aver cinto il capo di Skanderbeg, l’Eroe Nazionale Albanese che già fece sventolare la sua bandiera accanto ai vessilli della Nazione Italiana. Con il cuore fiducioso che Vostra Maestà vorrà accogliere questo voto della nostra gente. Vi porgiamo oggi la testimonianza ed il giuramento della fedeltà nostra e di tutto il Popolo Albanese». Il Re risponde: «Desideriamo esprimervi i sentimenti del Nostro animo grato per l’indirizzo che, a nome del Popolo albanese, Voi ci avete rivolto. Noi siamo felici di accogliere il voto che il vostro valoroso e nobile Popolo ha formulato e di accettare la Corona d’Albania, che esso ci offre e alla quale è legato il ricordo glorioso di Giorgio Kastriota Skanderbeg. Da oggi i destini dell’Albania sono indissolubilmente avvinti a quelli dell’Italia, e Noi accogliamo il giuramento di fedeltà vostro e del Popolo albanese con l’impegno che il Nostro Governo ha assunto di garantire al Nostro Regno d’Albania l’ordine, il rispetto di ogni fede religiosa, il progresso civile, la giustizia sociale e, con la difesa delle frontiere comuni, per la pace».

● APRILE 1940 / Vittorio Emanuele III con i Regi Decreti 16 aprile 1940 (numeri 390 e 391) istituisce gli Ordini Cavallereschi Albanesi, allo scopo di distinguere e ricompensare le speciali benemerenze acquisite da cittadini albanesi, italiani e stranieri in ogni campo di attività nei confronti della Nazione shqipëtare. Il regolamento degli Ordini Cavallereschi Albanesi viene redatto, approvato e firmato il 18 aprile 1940 dal Ministro degli Esteri italiano conte Galeazzo Ciano (1903-1944). Essi sono:

1) Ordine della Trìmnëja (coraggio) diviso nei due gradi di Cavaliere e di Commendatore; 2) Ordine della Bèsa (fede) diviso in quattro gradi (Gran Croce, Commendatore, Ufficiale e Cavaliere); 3) Ordine di Skanderbeg, diviso in cinque gradi (Cavaliere di Gran Croce, Grande Ufficiale, Commendatore, Ufficiale e Cavaliere). La decorazione di questo Ordine è un’aquila bicipite rossa avente nel petto uno scudetto azzurro circondato da una colonna d’oro, ed avente, in oro, un cappello albanese simile al corno dogale, accostato da due bandiere, due per lato. Il nastro è nero, con quattro pali rossi ai lati.

● MAGGIO 1941 / Primo viaggio di Vittorio Emanuele III in Albania. Grandissimo è il calore dell’accoglienza riservata al Re. In questo momento simboleggia l’avvenuta realizzazione dell’antico sogno albanese di vedere riuniti tutti gli Shqipëtarë in un unico Stato Nazionale. Il viaggio permette al Sovrano sabaudo l’occasione di manifestare pubblicamente la sua soddisfazione per l’offerta fattagli della Corona di Skanderbeg. Il Re giunge in aereo a Tirana il 10 maggio 1941. Appena terminate all’aeroporto le cerimonie ufficiali, si dirige al Palazzo Reale attraversando le vie principali della città dove, nonostante la pioggia, è affluito un folto pubblico acclamante. Nel pomeriggio dello stesso giorno il Re concede udienze alle maggiori autorità militari italiane, alle autorità albanesi e alle deputazioni giunte dalle province. presiedette poi un Consiglio dei Ministri. La sera ha luogo un pranzo ufficiale e successivamente un ricevimento con l’intervento di circa ottocento invitati, quasi tutti albanesi. La mattina del giorno successivo, il Sovrano visita la grande moschea di Tirana, la chiesa ortodossa e quella cattolica, percorrendo un viale di recente aperto, lungo il quale sono in costruzione nuovi grandi edifici. Nel pomeriggio egli si reca a Krujë (città natale di Skanderbeg) e a Durrës per visitare gli impianti del porto. A Durrës di fronte alla prefettura si è riunita una numerosissima folla, affluita anche da altri centri della provincia, che gli tributa insistenti ovazioni obbligandolo ad affacciarsi ripetutamente al balcone. Nello stesso pomeriggio, traversando le città di Kavàjë e di Fier fra lunghe ali di folla plaudente, raggiunge Valònë ove si ripetono le stesse calde manifestazioni. Nei giorni successivi il Re si reca a visitare i territori che sono stati teatro della recente campagna bellica italo-greca. Sono passate in rivista le truppe dislocate nella zona. Vibranti ovazioni accolgono Vittorio Emanuele a Korçë e nelle cittadine di Leskovik e di Erseke dove sosta per rendersi conto dei danni da cui quelle località sono state particolarmente provate durante l’attuale conflitto. Riparte per Tirana la mattina del giorno 14, facendo brevi soste a Pogradec, a Librashd e a Elbasan, fatto segno dovunque a entusiastiche accoglienze.

● NOVEMBRE 1942 / In vista del trentesimo anniversario dell’Indipendenza Nazionale Albanese, il 22 novembre 1942, il Presidente del Consiglio dei Ministri Mustafà Merlìka Krujë (1887-1958) tiene a Tirana, al teatro “Savoia”, di fronte a parecchie migliaia di persone, un coraggioso discorso sulla politica nazionale albanese. Dopo aver tratteggiato per sommi capi la secolare e tormentosa esistenza della Nazione, egli afferma che: «Il Popolo Albanese ama la sua libertà più che ogni altro bene, più che la propria vita. Ama la sua lingua che nemmeno le ondate più terribili di una storia multisecolare di invasioni poterono soffocare. È legato indissolubilmente alle sue tradizioni e ai suoi costumi, e non permette che qualcuno glieli tocchi. In nome di Dio, fratelli, non lo guastiamo con teorie copiate da altri popoli che, con il nostro nulla hanno in comune né nello spirito né nelle tradizioni né nei costumi. Le relazioni con l’Italia sotto l’attuale Governo, hanno fatto, per chi ha occhi per vedere, un progresso colossale verso le posizioni giuridiche previste dalla Unione con la Monarchia Sabauda e verso la reciproca fiducia che è la base di ogni avvicinamento cordiale e fraterno. L’Italia è l’unico Stato al quale interessi avere un popolo albanese amico, moralmente sano e forte sulla sponda orientale dell’Adriatico. L’Italia ha compreso che i tempi delle snazionalizzazioni sono tramondati e che il Popolo Albanese non è suscettibile per nessun’altra cosa quanto per l’intangibilità delle sue frontiere, della sua Stirpe e della sua lingua. L’Italia di Vittorio Emanuele III e del Fascio Littorio comprende che soltanto rispettandone la piena indipendenza, avrà amico e fratello, per la vita e per la morte, il Popolo Albanese!».

● Durante il Regno shqipëtàr di Vittorio Emanuele III (dal 16 aprile 1939 al 20 ottobre 1943) si alternano ben cinque Primi Ministri: Shefqèt bey Vërlàci (dal 12 aprile 1939 al 4 dicembre 1941), Mustafà Merlìka Krujë (dal 5 dicembre 1941 al 13 gennaio 1943), Eqerèm bey Libohòva (dal 18 gennaio al 12 febbraio 1943 e dal 12 maggio al 9 settembre 1943), Malìq bey Bushàti (dal 13 febbraio al 28 aprile 1943), Ibrahìm bey Biçàku (dal 14 settembre al 21 ottobre 1943).

Tiberio Occhionero

15 maggio 2014

Un commento a Settantacinque anni fa un Vittorio sul Trono di Skanderbeg

  1. albano scrive:

    salve io sono interessato ma non in italia ,in albania ,ho tanti ha,di terreni
    il mio nr 3203431294

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